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Immagine viaggi in Sicilia templi di Agrigento e case di Erice

L'Agriturismo Ponte Calatrasi vi presenta alcune località turische nella zona a noi circostante, facilmente raggiungibili in meno di un'ora di macchina. Mappa sito

Agrigento:
"Una primavera splendida come quella che ci ha sorriso stamane al levar del sole, certo non ci è mai stata concessa nella nostra vita mortale (...)

Il tempio della Concordia si vede appena spuntare all'estremità meridionale di questo piano tutto verde e tutto fiori; a oriente le scarse rovine del tempio di Giunone; le rovine di tutti gli altri edifici sacri sulla stessa linea retta dei due menzionati non si presentano all'occhio di chi sta in alto, che corre più verso Nord, lungo la costa, protesa ancora per una mezz'ora verso la marina (...)". Ancor oggi poco o nulla del paesaggio che Goethe potè ammirare nell'aprile del 1787 è cambiato, e la Valle dei Templi è la zona più conosciuta e decantata di Agrigento. I monumenti che vi si ergono sono quanto ci è rimasto dell'antica città di Akragas, fondata nel VI secolo a.C. da coloni gelesi e divenuta nel volgere di circa cento anni "la più bella città dei mortali" (Pindaro). Distrutta dai cartaginesi nel 406, fu rifondata da Timoleonte nel 340 a.C. e visse nuovi momenti di splendore pur avviandosi inevitabilmente alla decadenza, definitiva con l'avvento dei Bizantini. La città antica fu abbandonata nel IX sec., dopo la conquista araba, ed il nucleo urbano si restrinse su una collina soprastante prendendo il nome di Gergent. Passata ai Normanni, la città fu nominata diocesi e si abbellì di numerose chiese. Palazzi e monumenti continuarono a sorgere anche tra il Trecento ed il Quattrocento e nuovamente tra il Seicento ed il Settecento. Nel 1927 la città ha preso il nome Agrigento e conta oggi circa 56.000 abitanti. Per la visita è necessario un giorno. Posizionamento SEO di questo sito sui motori di ricerca by New Systems web, tra i nostri migliori sponsor trovate Trivellazioni Pozzi Artesiani
Sicilia.

Cefalù
Grazie all'importanza strategica del luogo, protetto da un'imponente rocca, e alla fertilità del territorio, già in epoca primitiva esseri umani si stanziarono nella zona di Cefalù. La loro presenza è testimoniata dai reperti ritrovati nelle grotte del versante orientale della rupe. La storia urbana del centro ha inizio però nel V secolo a.C. l'epoca a cui risalgono i resti delle mura megalitiche che perimetravano la cittadina ai piedi della rocca. Fu proprio quest'ultima, per la sua posizione preminente, a dare il nome all'insediamento, che fu Cephaloedium, cioè "testa", per la forma della rupe stessa. Il centro fu poi rifondato da Ruggero II nel XII secolo e risistemato in base al disegno urbanistico che ancor oggi lo caratterizza. Il significato di questa rifondazione si coglie soprattutto nel duomo, simbolo e sintesi del potere di Ruggero, che accentrò nelle proprie mani non solo il potere politico ma anche quello religioso. A partire dalla seconda metà del XIII secolo ebbe indiscussa supremazia nella cittadina la famiglia Ventimiglia, la cui residenza era l'Osterio Magno, un palazzo fortificato di fondazione normanna, ancora visibile lungo il corso principale. La cittadina, demanializzata nella seconda metà del XV secolo, visse un periodo di tranquillità e benessere, interrotto da un periodo di relativa decadenza nel corso del XIX secolo, dal quale negli ultimi decenni si è risollevata grazie ad una fiorente industria turistica.
La Cattedrale
(Trasfigurazione di Nostro Signore) fu fondata nel 1130 per volere di Ruggero II il quale, secondo la leggenda, aveva fatto voto di costruirla se fosse uscito sano e salvo da una terribile tempesta che aveva investito la sua nave in viaggio per Palermo. La furia degli elementi lo scagliò sulla spiaggia di Cefalù, dove dunque il re pose la prima pietra dell'imponente costruzione. Si tratta indubbiamente di una delle più belle cattedrali del mondo, perfetto esempio dello stile romanico meridionale. Il prospetto è fortemente caratterizzato dalle due torri angolari, aggiunte nel 1240, la cui massiccia mole è alleggerita da monofore e bifore. La facciata è decorata da un intreccio di due ordini di finte loggette che la percorrono da un'estremità all'altra. Nel 1472 vi fu aggiunto un arioso portico a triplici archi. L'interno è a tre navate, scandite da due file di colonne in marmo sulle quali poggiano sette arcate. Il soffitto della navata centrale è in legno dipinto e costituisce un importante esempio di arte islamica in Sicilia. L'abside, la crociera e le pareti adiacenti sono decorate da mosaici che fanno capo ad un magnifico Cristo Pantocratore, perfetto esemplare di puro stile e lavorazione bizantina, forse la più sublime rappresentazione del Cristo realizzata nell'arte cristiana. Al di sotto si trovano la Vergine, gli Angeli, gli Apostoli, disposti seguendo i criteri della gerarchia liturgica.
Il Lavatoio medievale
è considerato la foce dell'antico fiume Cefalino, che nascendo dalle montagne di Gratteri sfociava a Cefalù seguendo un percorso sotterraneo. In passato dalle pareti di questo lavatoio sgorgava un imponente massa d'acqua che proveniva da una sorgente oggi esaurita.

Sciacca

Tombe paleolitiche, unitamente a numerosi reperti venuti alla luce negli ultimi anni, dimostrano che già nel corso della preistoria gli uomini si stabilirono su questo tratto di costa. La frequentazione di questi siti proseguì per tutto il periodo seguente: sicani, fenici, greci ed ancora romani, bizantini, arabi. Durante il dominio di questi ultimi, Sciacca, detta Xacca, (dal latino Ex Aqua - con chiaro riferimento alle acque termali che copiosamente ancora sgorgano dal terreno, formando un bacino idrotermale fra i più ricchi e completi del mondo) divenne uno dei porti più attivi dell'isola, com'è ancor oggi. Si abbellì inoltre di monumenti e rafforzò le proprie mura difensive. Tutti coloro che in seguito governarono Sciacca la arricchirono a loro volta di opere d'arte, tanto che - come si legge nella guida della città di Salvatore Cantone - vi sono "significativi esempi di architettura, scultura, pittura (per non parlare delle cosiddette arti minori) di tutti i tempi". Il duomo, nell'omonima piazza, è dedicato a Santa Maria Maddalena, e fu fondato nel XII secolo dalla figlia del conte Ruggero, Giulietta. Della costruzione originaria, è oggi visibile solo l'esterno delle tre absidi: tutto l'edificio, infatti, fu rifatto nel '700. All'interno, diviso da pilastri in tre navate, si custodiscono pregevoli opere d'arte, fra le quali spicca, nella quarta cappella a destra, una statua della Madonna della Catena attribuita a Francesco Laurana. All'estremità occidentale del Corso Vittorio Emanuele sorge maestoso il Palazzo Steripinto, uno tra i più classici esempi di arte plateresca in Sicilia. L'edificio, fondato nel XV secolo, ha un'ampia facciata a paramento di conci a punta di diamante, coronata da merli. Sopra l'elegante portone rinascimentale si aprono tre bifore che mitigano alquanto l'aspetto severo dell'antico palazzo. La Chiesa di Santa Margherita, di stile gotico-rinascimentale, fu fondata nel 1342 e rifatta circa 250 anni dopo. La facciata si orna di un bel portale gotico risalente all'anno della fondazione, mentre un altro elegante portale, capolavoro di Francesco Lauurana, si può ammirare sul fianco della chiesa. La Porta di San Salvatore  è una delle tre superstiti di quelle che si aprivano nella possente cinta muraria che nel XVI secolo cingeva la città e di cui in più punti è possibile scorgere qualche rovina. La porta, che si trova proprio di fronte alla Chiesa di Santa Margherita, è un mirabile esempio dell'apparato decorativo spagnolesco che fonde insieme architettura e scultura. Il nome deriva da una chiesa vicina, ormai scomparsa, inglobata in parte nella settecentesca chiesa del Carmine, in cui elementi decorativi più interessanti sono la cupola majolicata ed il rosone gotico sulla facciata. Le sorgenti termali di Sciacca sono circa dieci e le acque vanno a costituire un bacino idrotermale di rara completezza - di cui si ha notizia fin dall'antichità - e che curano una vastissima gamma di affezioni di vario genere. Rinomate le Stufe di San Calogero, due grotte naturali in cui, grazie all'unione di un fenomeno carsico con una manifestazione di vulcanesimo secondario, aleggia un vapore di temperatura oscillante fra i 38° e i 42° C, ottimo per la sauna. Secondo la leggenda, le stufe sarebbero opera di Dedalo che raccolse nelle grotte il vapore cocente che fuoriusciva dal sottosuolo.

Erice

Sorge sulla cima di un monte solitario che domina su Trapani, la vallata ed il mare. Le sue origini sono antichissime e misteriose, avvolte nella leggenda. Sulla vetta era sorto dapprima soltanto un tempio, dedicato a una divinità femminile della natura feconda. Essa fu sempre veneratissima da tutte le popolazioni del Mediterraneo e fu sua cura principale proteggere i naviganti, i quali da lontano scorgevano il fuoco che ardeva nel sacro edificio e che serviva anche da orientamento. Ben presto vi fu edificata una munitissima fortezza, contesa da fenici, greci, cartaginesi e romani. Fu distrutta dai cartaginesi nel 260 a.C. e gli abitanti furono trasportati a Trapani. ln epoca romana la vecchia fortezza ebbe scarsa importanza. Non così il tempio, che anzi fu messo a capo di una confederazione religiosa di diciassette città siciliane, difeso permanentemente da una guarnigione. Non si hanno più notizie della città e del santuario fino all'epoca araba, quando il centro riappare con il nome di Gebel Hamed. Durante la dominazione normanna e nel corso dei secoli successivi Erice compose il volto urbanistico che è giunto intatto fino a noi e che ne costituisce l'attrattiva principale. Tutta raccolta in un perimetro triangolare, è una delle cittadine più singolari della Sicilia. Le stradine acciottolate e strette, le piccole piazzette, i cortiletti fioriti, un ricco artigianato che comprende ceramica, dolci, tappeti, la rendono méta irrinunciabile di ogni escursione nel trapanese.

La Chiesa Madre sorse nel corso della prima metà del secolo XIV e fu dedicata alla Vergine Assunta. La precede un poderoso campanile isolato, coevo alla chiesa, originariamente una torre di vedetta. Alla facciata fu aggiunto nel XV secolo un portico rettangolare su quattro arcate ogivali. L'interno si presenta in un ibrido stile gotico, dovuto ad un rifacimento del 1865. Vi si conservano numerose testimonianze d'arte pittorica, scultorea e artigianale attribuite a noti artisti siciliani, quali il Laurana ed il Mancino.

Il Castello sorge sulle rovine dell'antico tempio dedicato a Venere, del quale conserva testimonianze del V - VII sec. a.C., su un'alta rupe isolata cui si accedeva anticamente per un ponte levatoio. Fu reso inespugnabile dai normanni, che lo dotarono di mura orlate di merli. Del tempio furono rinvenuti, al principio di questo secolo, alcuni rocchi di colonne e frammenti di cornice, risalenti al rifacimento romano. Più tardi, si trovarono anche i resti di un pavimento musivo. Intorno al castello si estendono i Giardini del Balio, magnifici per la disposizione a terrazza e la varietà delle piante coltivate. Prendono il nome del governatore normanno (Bajulo) che risiedeva nell'adiacente castello.  

Le Torri Medievali costituivano l'avamposto del Castello di Venere, cui erano uniti da poderose cortine murarie. Furono parzialmente ricostruite nella metà del secolo scorso per volontà del conte A. Pepoli, cui si deve anche l'edificazione della Torretta Pepoli, una manierosa costruzione in vago stile moresco.

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