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L' Agriturismo Ponte Calatrasi sorge in Sicilia all'interno della zona archeologica del monte Maranfusa. Il sito, di età arabo-normanna comprende, oltre al ponte del diavolo o ponte Calatrasi, altre presenze significative come i resti del castello di Calatrasi, di età normanna e posto sulla cima orientale del monte Maranfusa, il mulino Calatrasi e la masseria omonima, oggi divenuta la nostra azienda. Il ponte consiste in un arco a sesto acuto con due ghiere di conci radiali in pietra squadrata. La presenza umana sul monte Maranfusa è testimoniata almeno dalla fine del IX secolo a C. Varie campagne di saggi archeologici condotti a partire dal 1986 sull'altipiano sud-occidentale del monte hanno estesamente documentato la presenza stanziale di popolazioni indigene ellenizzate (inizi VI - inizi V sec. a.C.).

Il Castello
CASTELLO DI CALATRASI (Roccamena)

Ubicazione: monte Maranfusa nel comune di Roccamena.
Localizzazione storica: Val di Mazara.
Cronologia delle principali fasi storico-costruttive: la presenza umana sul monte Maranfusa e testimoniata almeno dalla fine del IX inizi VIII secolo a C. Varie campagne di saggi archeologici condotti a partire dal 1986 sull'altipiano sud-occidentale del monte hanno estesamente documentato la presenza stanziale di popolazioni indigene ellenizzate (inizi VI inizi V sec. a.C.). I resti di strutture elevate sulla cima orientale del monte sono invece riferibili genericamente ad eta medievale anche se apparte-nenti a differenti fasi costruttive. Una prima forma d'insediamento fortificato, dettata dalla sola necessità militare di esercitare un controllo del territorio circostante destinata quindi ad ospitare una sola guarnigione, si è esplicitata nella presenza di una sola o forse due torri (quelle di nord-ovest e di sud-est). L'esigenza di delimitare uno spazio più ampio da fruire in sicurezza spinse, in un secondo momento, alla realizzazione della spessa cortina muraria. Una ulteriore fase edilizia e costituita dalla realizzazione di ambienti addossati alle mura di delimitazione, sui fianchi ovest ed est. Documentata dalle stesse strutture sovrapposte a quelle più antiche e, inoltre, la fase costruttiva che caratterizza alcuni interventi di restauro delle mura sul fianco orientale.
Alla metà del '500 Fazello descrive il castello come gia in rovina.
Restauri e scavi archeologici, come gia accennato, sono stati realizzati a partire dal 1986.
il castello sorge sulla cima orientale del monte Maranfusa a m 487 s.l.m. Sui lad sud, est ed ovest e circondato da ripide pareti roc-ciose, mentre su quello di nord-ovest una piccola sella lo mette in stretta relazione con l'opposta cima della montagna. A sud-ovest domina il corso del fiume Belice e il suo attraversamento piu prossimo costituito dal ponte di Calatrasi. Tutt'intorno, sulle montagne che circondano le basse colline coltivate soprattutto a cereali, sono visibili le cime su cui sorgono i castelli di Entella, montagna Vecchia, monte Pagnocco, monte Iato, monte Pietroso. Le caratteristiche generali del sito, luogo forte naturale, ne spiegano la ripetuta occupazione fino alia meta del XVI secolo.
nel momento di massima espansione il castello possedeva tre rorri disposte ai vertici del triangolo caratterizzante l'impianto planimetrico, connesse tra di loro da uno spesso muro al quale furono addossati alcuni ambienti.
La torre di nord-ovest controllava dall' interno l'accesso al monte. Essa, con buona probabilità, costituisce il primo nucleo sorto in questo luogo; la sua pianta è pressoche quadrata (9 x 10m) con gli angoli interni arrotondati. Lo scavo, mettendone a nudo una risega all'interno del vano sulla quale doveva poggiare un solaio, ha rivelato che doveva essere molto piu alta.
Della torre meridionale e di quella nord-orientale sono al momento leggibili le piante, ambedue di forma irregolarmente rettangolare, piu grande ed allungata la prima (10 x 12 m), di dimensioni piu contenute la seconda (6 x 8 m ca.).
Una fila di ambienti, di cui si conservano solo alcuni filari delle murature a contatto con la roccia, si disponeva a ridosso della cortina muraria delimitante il pianoro, lasciando al centro una irregolare corte a cielo aperto della quale si individuano ancora alcuni brani dell'acciottolato pavimentale. I tre ambienti messi in luce sul lato occidentale furono probabilmente aggiunti nel XIII secolo; lo rivelerebbe la soluzione adottata per la finestra praticata, senza sguincio, nel muro perimetrale.
Gli ambienti sul fronte orientale non sono stati saggiati, sono tuttavia leggibili i muri d'ambito e di conseguenza lo spessore del corpo di fabbrica (8,80 m ca). Sono presenti, anche se non molto ben conservate, strutture utili a garantire la vita all'interno del castello come cisterne per la riserva idrica (all'interno delle torri sud e nord-est) e vani atti alla conservazione di derrate (ambienti addossati al lato orientale della torre nord, appartenenti ad una fase successiva), in parte scavati nella roccia ed in parte costruiti; elementi caratterizzanti questi ambienti sono gli angoli interni arrotondati e per due di essi le coperture a volta dalla singolare forma parabolica.
I muri esterni delimitanti l'area del pianoro sommitale sono stati costruiti direttamente sulla roccia naturale; pur essendo lievemente scarpati essi hanno subito pesanti dissesti, a testimoniarlo sono gli ispessimenti delle murature e gli speroni di rinforzo localizzabili soprattutto nel tratto orientale: veri e propri interventi di restauro operati quando il complesso era ancora in uso. All'esterno del nucleo centrale (sul lato occidentale, maggiormente espo-sto alle aggressioni) una seconda cortina muraria spostava in avanti le difese del castello, mentre più in basso, a nord, un'area fortificata, controllata da una piccola postazione non chiara-mente leggibile perche ancora interrata, doveva proteggere il percorso verso la cima. Lungo il sentiero che conduce a valle non emergono altre strutture a carattere fortificato, al momento di certo rimane lo sbarramento della gola d'accesso al monte, fino a non molti anni fa ancora leggibile sul tracciato del percorso attuale. La cortina muraria ester-na lungo tutto il circuito, alla base, in particolare sul fronte orientale, e la torre di nord-ovest (spigolo e parete occidentale), sono state recentemente oggetto di interventi di consolidamento (1997-1998).

IL MULINO


Accanto al ponte si possono ancora vedere i resti di un vecchio mulino che sfruttava le acque impetuose del fiume per azionare le proprie macine.
Della costruzione, edificata nella seconda metà del 1500 da tal Nicolò Zuccaio, di Piana de Greci, sono ancora visibili la condotta di adduzione dell'acqua (saia) e la botte di carico per il salto dell'acqua, che creavano, per gravità, la pressione utile per muovere le macine poste all'interno.

IL SITO ARCHEOLOGICO


Le ricerche archeologiche hanno appurato che tra la fine dell'Età del Bronzo e gli inizi dell'Età del Ferro erano presenti su Monte Maranfusa degli insediamenti abitativi che ne hanno preceduto altri più significativi attuati secondo tipologie caratteristiche dell'epoca protostorica; ma il periodo di massima espansione risale al VII-VI sec. a.C. quando iniziarono i primi contatti della comunità indigena con le realtà coloniali più prossime: Selinunte a sud e Himera a nord.
Il centro fu abbandonato agli inizi del V sec. a.C. probabilmente a causa di qualche catastrofe naturale, anche se nei decenni successivi e forse anche in età romano-imperiale vi perdurò sporadicamente qualche piccolo insediamento abitativo e rioccupato in età arabo-normanna (X-XI secolo d.C. )

(Le foto che vedete sono state prese dal sito web del comune di Roccamena)

 

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